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ESPERIENZE
Dalla ventilazione
invasiva (tracheotomia) a quella non invasiva. La storia di Tedde.
Tedde S., Tempe, Arizona, USA, classe
1942, è Associate Director del Disability Resources for Students all'Università di Stato
dell'Arizona ed è affetta da distrofia muscolare dei cingoli.
- Nel 1988, alletà di 46 anni, a causa di una grave
crisi respiratoria, non avendo trovato alcun Centro qualificato per
lapplicazione di tecniche respiratorie non invasive nello Stato di residenza, pur
essendo a conoscenza di almeno un Centro operante nellEst degli Stati Uniti, accetta
il suggerimento di sottoporsi a tracheotomia.
- Per alcuni anni tutto procede per il meglio e la
tracheotomia non sembra influenzare più di tanto la vita di Tedde. La respirazione è
decisamente migliorata, spariti i mal di testa, la fatica, la svogliatezza, la sonnolenza
e i vuoti di memoria, aumentata lenergia e la resistenza.
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- La nuova situazione richiede però, come è comprensibile,
adattamento e accettazione. Aumenta il numero di ore dedicate allassistenza
personale, diventa indispensabile una conoscenza tecnico/infermieristica più
approfondita, diventa indispensabile una carrozzina elettrica adeguata, è necessario
imparare a convivere con tubi e macchinari intorno alla propria persona. Il matrimonio
fallisce e Tedde si butta interamente nel lavoro.
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- Le cose cominciano a complicarsi quando, intorno allo stoma,
si sviluppano infezioni che diventano sempre più resistenti agli antibiotici
somministrati per via orale.
- Il trattamento delle infezioni richiederebbe
somministrazione di antibiotici in vena, pratica da effettuarsi o in ospedale o al
domicilio a cura di infermieri specializzati e Tedde decide di sospendere ogni cura
"lasciando fare alla natura".
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- E a questo punto che Tedde inizia a prendere in seria
considerazione la possibilità di passare alla ventilazione non invasiva cosa
peraltro non facile allora negli Stati Uniti e per il basso numero di Centri abilitati e
per le difficoltà delle compagnie assicurative a coprire le spese mediche e di degenza
necessarie.
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- Nel marzo 1995 si sposta da Tempe, Arizona, a Dallas, Texas,
per il passaggio dalla ventilazione invasiva a quella non invasiva. Impara a eliminare le
secrezioni senza luso dellaspiratore ma con laiuto del terapista, impara
a usare volumi daria elevati per espandere e allargare i polmoni per prevenire
latrofia e la calcificazione del tessuto polmonare, si adatta alla maschera nasale
(modello Lyon) fatta su misura per lei. In pratica, la notte usa il ventilatore attraverso
la maschera nasale e di giorno lo usa attraverso una pneumobelt.
- La rimozione della cannula avviene dopo tre giorni dal
ricovero e, da allora, Tedde non ha più avuto bisogno di essere aspirata.
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- La definitiva chiusura della stoma avviene, con un
intervento chirurgico specifico, nove mesi dopo il passaggio dalla ventilazione non
invasiva e a cura del chirurgo che a suo tempo avev provveduto a effettuare la
tracheotomia: ciò contribuisce certamente a migliorare il modo di parlare di Tedde.
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- Concludendo, sostiene Tedde, "il passaggio alla
ventilazione non invasiva ha significato la fine delle infezioni croniche e
dellaspirazione delle secrezioni bronchiali, la diminuzione dei costi di gestione,
un minor bisogno di assistenza alla persona e, pertanto, per quel che mi riguarda, una
maggiore indipendenza. Per me: una grande e significativa differenza".
luglio 1999
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