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Malattie neuromuscolari di origine genetica: verifica dell’impatto assistenziale sul nucleo familiare. Un’indagine della sezione Uildm di Como
Per rendere il più possibile oggettiva questa valutazione, la Uildm di Como, con la collaborazione di personale qualificato nel campo della medicina, della psicologia, dell’assistenza infermieristica, del segretariato sociale e informatico, ha svolto un’indagine su un campione di 50 famiglie – campione molto significativo considerato il fattore d’incidenza della patologia neuromuscolare sulla popolazione– dislocate sul territorio. Vari gli aspetti analizzati: le modalità di erogazione di assistenza da parte dei nuclei familiari e le possibilità di vita sociale e lavorativa dei suoi componenti; gli enti e/o le persone che sono di supporto ai nuclei familiari; le modalità e i limiti di inserimento sociale, scolastico e/o lavorativo dei disabili in rapporto alle possibilità/necessità assistenziali. I dati raccolti – una pubblicazione particolareggiata è a disponibile presso la Uildm di Como (tel. e fax 031.281210 - uildmcomo@daylognet.com) - rappresentano spunti di riflessione sia per capire e cogliere la dimensione del problema, sia per valutare quali potrebbero essere le scelte d’investimento preventivo nel settore dell’assistenza domiciliare a persone con ridotta o nulla capacità d’autonomia motoria. Noi ci limitiamo a esporre un estratto del lavoro stesso. Prendiamo solo alcuni fra i più significativi bisogni di vita quotidiana. L’alimentazione: solo il 42% del campione è in grado di alimentarsi in modo autonomo, il 50% deve essere preparato al pasto o imboccato e l’8% necessita di vie di alimentazione alternative a quella orale essendo incapace di masticare e deglutire. Inoltre, il 4% del campione è portatore di percutaneogastrostomia (PEG). Questa consiste nel creare un’apertura che attraverso una piccola incisione addominale abbocchi direttamente lo stomaco all’esterno attraverso una canula, in modo tale da somministrare direttamente cibo e liquidi by-passando l’oro-faringe e l’esofago. La gestione di questi pazienti è complessa e per questo è necessario che la famiglia venga adeguatamente istruita, supportata e supervisionata. La Respirazione: il 32% delle persone intervistate non è in grado di respirare autonomamente in modo efficace senza un supporto ventilatorio meccanico; il 20% necessita di tale supporto solo nelle ore notturne mentre il restante 12% utilizza la ventilazione meccanica anche durante il giorno. Anche in questo caso il carico per i familiari è pesante - ben l’83% degli intervistati è impegnato nell’assistenza notturna - e pesante la responsabilità che comporta: adattamento del ventilatore e della mascherina; controllo del corretto funzionamento e dell’erogazione di una ventilazione efficace; verifica dei parametri impostati ed eventuale regolazione, se necessario, su indicazione medica; pulizia e cura dei circuiti della mascherina e dell’apparecchiatura; gestione dei periodici controlli con sostituzione del materiale da parte dell’assistenza tecnica. Ma non è tutto. Il 16% del campione intervistato è tracheotomizzato, e di questi il 75% necessita di broncoaspirazione. La cura della tracheotomia e la broncoaspirazione sono manovre complesse e di grande responsabilità. Che, necessariamente, al domicilio vengono effettuate dal familiare. In ambito ospedaliero, prima della dimissione, il parente viene educato all’esecuzione delle manovre e informato di tutti i rischi e i benefici che esse comportano. Dai dati raccolti si deduce che il centro di riferimento prevede controlli periodici per garantire al paziente e alla sua famiglia un sostegno e una presenza costanti: essi non sono solo "oggetti" ma veri e propri "soggetti" delle cure! La Mobilizzazione:
La Famiglia, risorsa preziosa Chi più della famiglia può fornire un’assistenza che si possa definire davvero globale e garantire una reale continuità delle cure, 24 ore su 24, per l’intera durata della malattia, e, soprattutto, realmente centrata sulla persona? La famiglia è una risorsa indispensabile che permette di ridurre al minimo la necessità di ospedalizzazione: una piccola unità operativa capace di soddisfare bisogni semplici ma anche complessi di una persona con patologia cronica, contenendo così in modo significativo anche i costi del SSN. La persona affetta da patologia neuromuscolare e il suo nucleo familiare costituiscono un’unità inscindibile cui va garantito un sostegno continuo e sostanziale da parte dei presidi ospedalieri, delle ASL, dei comuni e dell’associazione. /
L’intervento istituzionale Il sostegno "informale" Ma la famiglia, se da un lato protegge, stimola e cura il proprio congiunto disabile, dall’altro manifesta una forte domanda di aiuto e di tutela per prevenire stress, ansia e depressione, sintomi correlati al carico assistenziale quotidiano, emotivamente coinvolgente ma anche legati al conflitto tra le esigenze del congiunto e le personali aspirazioni. L’informazione sulle normative Soprattutto nel nostro contesto di riforma dello stato sociale, sapere "cosa" e, soprattutto, "a chi" chiedere è un requisito necessario. Durante la compilazione del questionario ci siamo resi conto che troppo spesso c’è ignoranza nei confronti della norma e anche molta confusione. Un esempio per tutti è la problematica dell’integrazione scolastica: quando insorge un problema, anche se di tipo educativo, il riferimento istituzionale è l’assessorato ai servizi sociali e non quello della pubblica istruzione. Le famiglie intervistate dichiarano di ricevere informazioni sulla legislazione da soggetti privati – associazioni di disabili, internet, amici o medico di famiglia – nel 90% dei casi; solo il 10% riceve informazioni da enti pubblici – Asl e Comune. Ad occuparsene poi, per ottenere benefici o intraprendere iter burocratici, sono gli stessi familiari o operatori del privato sociale: il 94% degli intervistati agisce in modo autonomo e solo il 6% ricorre all’aiuto degli operatori sociali dell’ente pubblico. Diversa la situazione rispetto alle problematiche del diritto al lavoro: le richieste informative sono mirate alle associazioni che esplicano tale competenza e/o direttamente ai patronati sindacali. Questo nella quasi totalità dei casi; solo il 24% dei casi se ne occupa con proprie competenze. A che prezzo? E non ha un prezzo. Valori umani, disponibilità infinita negli anni, nei decenni, in tutte le ore della giornata, in tutti i giorni di lavoro e di festa non possono e non devono essere monetizzate. Se altri fossero i valori di riferimento o se altre fossero le persone che vogliono dedicarsi a condividere queste vite ben altre sarebbero le contingenze e le urgenze economiche da affrontare. Ma ... da un minuzioso calcolo, in base alle ore di assistenza di una "giornata tipo" di un ragazzo affetto da distrofia muscolare di Duchenne di anni 18, risulta un costo minimo, per settimana di 1.245 euro, quindi, 59.760 euro in un anno…115 milioni di vecchie lire! La Uildm di Como ringrazia la Fondazione Provinciale della Comunità Comasca per il prezioso contributo finanziario senza il quale questo lavoro non sarebbe stato possibile. Tratto da: Pagina aggiornata al 16/12/2003 |