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ESPERIENZE
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"E tale la
perfezione della tecnologia che è quasi naturale che il corpo ne tragga il massimo
vantaggio se a essa ci si affida con fiducia". La storia di Pierrot.
Sono nato
il 28 febbraio del 1959 a Lokeren, in Belgio, quarto di otto fratelli.
A due anni mi ammalai gravemente (polmonite) e fui creduto affetto da poliomielite.
Fu solo sei anni dopo che i medici iniziarono a dubitare della precedente diagnosi,
cosicché, dopo una biopsia, si parlò di distrofia di Duchenne.
Nel frattempo morì mio padre di malattia e anche un mio fratello e una sorella.
A otto anni iniziai a frequentare una scuola speciale per disabili. Mi ci volle un
po di tempo per abituarmi a tutti quei bambini con varie forme di handicap, però vi
passai anche dei giorni felici, fino a quando, nel 70, morirono in un incidente
automobilistico mia madre, il mio patrigno, due fratelli e mia sorella, a causa di un
guidatore ubriaco.
E stata certamente lesperienza più drammatica della mia vita: in un attimo
avevo perso tutto ciò che avevo di più caro, la sicurezza, la protezione, la gioia. Mi
ci vollero anni per capire e accettare che gli inconvenienti della vita capitano senza un
preciso motivo divino.
Compresi finalmente che ciò che è importante è quello che è stato, non quello che
sarebbe potuto essere. Compresi che la vita devessere misurata non in termini di
quantità ma di qualità. Amavo mia madre, mi insegnò che qualunque cosa fosse avvenuta,
luomo deve cercare di trovare la pace in ciò che possiede e che la bellezza e la
felicità devono essere cercate nellambito di quello che si ha. Posso dire che,
anche se ho perso la mia famiglia quando ero molto giovane, ho ricevuto abbastanza per
poter avere fiducia in me stesso e trovare alla fine la mia strada.
Una volta separato dai due fratelli che mi erano rimasti, ognuno di noi fu adottato da
parenti: io andai a vivere con i miei zii in un piccolo paese della campagna fiamminga.
Non avevano bambini ed erano di mentalità un po "antiquata".
Finita la scuola elementare, nel 71 iniziai il college e solo in quellanno,
leggendo la mia cartella clinica sottratta allospedale, appresi della mia malattia.
Vi era scritto che sarei morto molto giovane (20-25 anni) e fu davvero un bel colpo!
Quelle parole ebbero infatti uninfluenza determinante sulla mia vita,
"uccidendo" letteralmente tutte le ambizioni di un ragazzo di dodici anni. Che
senso aveva studiare, trovare un lavoro, quando si deve morire a 20-25 anni?
A 14 anni mi imbattei poi nelle filosofie orientali e ne fui talmente affascinato che
alcuni mesi più tardi lasciai la mia casa per entrare nel tempo degli Hare Krishna di
Amsterdam. Qualche mese più tardi, però, me ne andai, perché ero pieno di dubbi. In
seguito esplorai altri sentieri "più o meno religiosi" e alla fine raggiunsi un
mio "equilibrio di pensiero", secondo il quale sono gli uomini che creano la
verità e tutte le cose che si vedono; ogni esperienza viene poi rielaborata dalla mente
umana e riempita di significato.
A 16 anni rientrai in Belgio e fui adottato dal padre del mio migliore amico: tornai
così al college per due anni, sino a quando quellamico morì in un incidente di
moto. Essendo ormai maggiorenne, decisi di vivere da solo, lasciai la scuola e dopo un
esame fui ammesso alluniversità. Mi iscrissi a filosofia solo perché ero
interessato a questo tipo di studi e non per un futuro lavoro, nella convinzione che la
mia malattia non mi avrebbe concesso scampo. Allo stesso tempo mi aggregai al movimento
gay: era infatti da quando avevo undici anni che mi ero reso conto della mia
omosessualità, convivendo bene con essa. Ritenevo che fosse giunto il momento di espormi.
A 21 anni feci le valigie, mi sbarazzai di tutte le cose superflue e partii per la
Scozia. Speravo di poter vivere il resto della mia esistenza in quel paese, ma purtroppo,
per problemi polmonari e per il clima, dopo sei mesi dovetti rientrare in Belgio.
Quellesperienza mi insegnò soprattutto che il fatto di essere affetti da una
malattia fisica grave non devessere di impedimento agli spostamenti se si desidera
viaggiare. Sì, perché in Scozia viaggiavo da solo, anche se potevo spostarmi solo con la
carrozzina: tutti i problemi furono risolti con laiuto del sistema assistenziale
britannico. Trascorsi tra laltro un po di tempo in una comunità new age
a Findhorn e al Centro tibetano buddista di Eskdalemuir.
Tornato in Belgio, affittai un piccolo appartamento che divisi con uno dei miei migliori
amici. In questi anni iniziai ad avere seri problemi respiratori e durante un ricovero in
unità di terapia intensiva allospedale di Gand, venni finalmente a sapere che
quella lontana diagnosi del 67 era errata: non ero affetto da distrofia di Duchenne
ma da distrofia dei cingoli.
Mi sentivo letteralmente "frodato": la prospettiva di vita che mi era stata
data si rivelava falsa, ma nessuno era tuttavia in grado di dirmi quale sarebbe stato
landamento di questa malattia. Mi misi quindi a cercare notizie sulle malattie
neuromuscolari e siccome a quellepoca non esisteva in Belgio alcuna associazione
specifica, contattai quella olandese, e attraverso di essa giunsi a un ospedale
specializzato nelle malattie neuromuscolari.
Era l87, avevo una grave insufficienza respiratoria e una scoliosi che mi dava
seri problemi di postura. Dopo la prima visita, mi dissero che avrei potuto migliorare le
mie condizioni fisiche utilizzando la ventilazione meccanica (tracheotomia) e ridurre la
scoliosi con un intervento sulla colonna vertebrale (tecnica di Luque). Mi dissero anche
che così avrei potuto vivere per molti anni ancora.
Impiegai "ben quindici secondi" per decidere: fui ricoverato per due mesi per
sistemare i miei problemi.
Credo sia difficile, per chi non lha mai provato, immaginare le conseguenze
dellinsufficienza respiratoria: sconvolge la memoria, ci si addormenta al momento
meno opportuno e ti deprime perché non si è in grado di combattere contro qualcosa che
ti offusca il cervello almeno questo è ciò che io provavo. Io sono un
appassionato lettore e non potevo accettare il fatto che alla seconda pagina di un libro
avevo già dimenticato la prima!
Ora, il bello della ventilazione meccanica è questo: in breve tempo tutti i sintomi
dellinsufficienza respiratoria scompaiono completamente. Mi sentivo praticamente
rinato e oggi ho la certezza che le mie condizioni fisiche possono essere controllate da
ausili tecnici che migliorano la qualità della mia vita. Ed è stato allora che mi sono
reso conto dellimportanza di avere informazioni precise e affidabili.
Sempre allora entrai in contatto con la nuova Associazione fiamminga per le malattie
neuromuscolari, di cui divenni consigliere e successivamente, nel 91, presidente,
carica che sono tornato a ricoprire lo scorso anno, dopo due anni "sabbatici".
Nel 90 ebbi anche in affido un ragazzo di 13 anni e sebbene non sia facile
crescere una persona di quell'età, sono stato molto felice di quella scelta. Adesso ha 21
anni e da qualche mese vive da solo, così come me. Anzi io vivo con tre gatti e una
scimmia, che possiedo dall83: è il mio animale preferito e la porto sempre in
vacanza, anche quando vado allestero.
Nel 96 è morto il mio fratello maggiore per overdose e quindi gli ultimi
sopravvissuti di una famiglia numerosa siamo solo io e il mio fratello più giovane.
Ho vissuto da solo per ventun anni con una pensione sociale di 43.000 franchi belgi al
mese (circa 2 milioni di lire, n.d.r.). Non è una grossa cifra per una disabilità grave
come la mia: è faticoso coprire tutti i costi, anche perché io ho bisogno di numerosi
servizi suppletivi.
Se mi guardo indietro, mi considero nel complesso un uomo fortunato: la mia vita non è
stata facile, ma attraverso il dolore e la fatica, posso dire di aver trovato una mia
completezza.
Maggio 1998
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